L'effetto arco: il tempo tra le mani
- Cristina Ferina
- 26 feb
- Tempo di lettura: 3 min

L'arco: uno strumento che ha avuto, nella storia, una funzione importante, vitale e di sopravvivenza. L’arco è anche un simbolo, di presenza e attenzione, di volontà e chiarezza, di direzione e trasformazione.
Oggi lo osservo nella sua funzione educativa, come opportunità per lanciarsi verso... ma prima, l'attesa, la sospensione, la cristallizzazione della propria identità, prima di diventare altro.
Riflettendo oggi, da adulta, l'arco è ciò che nella sua azione di tensione/sospensione si fa catalizzatore di opportunità; nel suo spazio sottile del non più e del non ancora si fa ponte tra il passato e il futuro, e regala la consapevolezza del momento, che, per una piccola frazione, è solo ed esclusivamente nel presente.
Traslandola nella vita di ogni giorno, si può leggere la fase in cui la corda è tesa come un momento di scelta (tra un lavoro, una casa, una visione di vita, un'opportunità di cambiamento, e, perché no, anche decidere di rimanere dove si è).
L'arco può essere letto in senso metaforico come il movimento della vita, che allontana, avvicina, si avvolge su se stessa come una spirale, in alcuni punti si spezza diventando l'unica espressione possibile, perché talvolta, per far sentire la propria voce, è necessario adottare rimedi estremi ed assoluti. L'attesa che precede il momento della partenza della freccia è una preparazione a ciò che sarà, perché, una volta scagliata, non torna più dove è partita. L'azione di slancio porta con sè il senso di responsabilità per il proprio agire, si fa coscienza e apertura, capacità di indagare luoghi inesplorati e opportunità di apprendimento, la base per riflettere sulla propria posizione rispetto a una domanda fondamentale: "dove sto puntando ora?". Certamente, da solo, l'arco non è sufficiente, perché serve qualcosa di più: un contatto, uno sguardo, una base consolidata dove affondare la propria individualità.
Un modo per recuperare questa autenticità è imparare ad educarsi a se stessi, per trasformare la frammentazione alla quale si è sottoposti costantemente in capacità di trasformazione, passando da un'impostazione mentale rigida ad una dinamica e solidale con il cambiamento.
Nella tensione, se pensiamo all'effetto arco, vi è un valore pedagogico profondo che ricorda quanto l'apprendimento e l'agire educativo non siano lineari ma seguano fisiologici processi soggetti a variabili imprevedibili: quelle umane. Oggi, magari si è in un modo, si sceglie un percorso, ma, mentre lo si intraprende, emerge la necessità di spostare lo sguardo altrove. Per evitare una inutile dispersione di forze, con conseguente drenaggio di energie, causato da un abuso di emozioni del momento, sarebbe bene fermarsi, e, seguendo il saggio consiglio del nostro arco, affidarsi alle risorse che l'azione tensiva, sospensiva e di attesa può offrire. Si può intanto abbracciare l'incertezza, vivendola come opportunità di rottura con un tempo che non ci appartiene più, verso il quale, una volta affrancati, ci si possa porre come osservatori distanti (ma non distaccati, al massimo, negozianti), senza temere l'invasione nel presente; qui, il tempo, si fa spazio narrativo, in una ri-significazione costante e progressiva, un'occasione di scambio fertile tra le dimensioni saturnine, un ponte verso la progettualità, un atto di orientamento che risveglia la propria produttività e riorganizza la propria traiettoria di senso.
Quando la freccia viene scoccata, non si fa una scelta sola; se ne fanno tante, a partire dalla rilettura della propria storia che, una volta riconosciuta e legittimata per come è, diventa direzione generativa, progettualità, movimento di idee, che, incise nel tempo, sia esso narrativo, non lineare, caotico e creativo, oppure cronologico, caustico e definito, si trasformano in una traccia indelebile che segna un nuovo passaggio e sancisce l'inizio di una nuova fase.
È responsabilità individuale decidere come costruire il proprio tempo. Tra memoria, rilettura e opportunità, ogni persona tende il proprio arco esistenziale, trasformando il racconto in direzione e cura di sè.




Commenti