• Cristina Ferina

Tra le Righe

Aggiornato il: gen 12


Sono sempre stata affascinata da ciò che sta nel mezzo, tra visibile e invisibile, dove è il sentire a guidare, alla scoperta di qualcosa che ancora non c'è.


Tra le righe vivono aspetti insoliti da esplorare. Tra le stesse righe si nascondono verità diverse; a seconda di come spostiamo lo sguardo, propiziamo, di volta in volta, un nuovo inizio.


Tra le righe scopriamo noi stessi; ci perdiamo, con la certezza di ritrovare la strada di casa, perché, tra le righe, nasce la prospettiva orizzontale, che traduce il senso dell'esperienza e permea, con gentilezza, il terreno sul quale camminiamo.

Tra le righe è esercitare il momento, completare pezzi di narrazione ancora mancanti. Perché, di storie, l'essere umano, vive.

Senza coscienza narrativa si giace nell'illusione e ci si allontana dal vero valore individuale, dalla volontà di realizzare strategie di cambiamento efficaci, necessarie per ri-definire orizzonti creativi ed originali, inclusivi e pedagogici.


Tra le righe, gli spazi dimenticati, le ombre del mai raccontato, gli spunti a riprendere in mano le gestalt aperte restituendo loro, nel portarle a compimento, il senso per cui erano state principiate.


Tra le righe accadono magie, si spezzano gli incantesimi, si rinnova la propria identità.

Le dinamiche, tutte, assumono le caratteristiche di un'epifania; ogni cosa è manifestazione, espressione visibile dell'invisibile (leggi Anima), accompagnata da movimenti sottili, intensi, sfumati.


Tra le righe non ci si lascia agire; si agisce, in prima persona, in piena coscienza, assumendosi la responsabilità di ogni scelta, rischiando di scivolare proprio su quella più formativa, anche se, in apparenza, sbagliata.


Tra le righe vuol dire compiere progressivamente un passo verso la tessitura di una trama complementare, che ha la grazia e il sapore degli spazi infiniti, dove, silenziosamente, fioriscono gli attimi e ardono le attese.


Tra le righe apre alla ricettività a noi stessi, alla fenomenologia dell'interiorità, in cui il tempo diventa un dettaglio trascurabile (e Saturno smette di divorare i suoi figli), dove riusciamo ad affrontare le memorie più temute, fedeli alleate.


Insomma, è tra le righe che succedono le cose più belle, perché, tra le righe, é il luogo in cui il sentire del corpo, che scorre immediatamente sotto la pelle, riesce ad esprimere pienamente se stesso; è il regno della tridimensionalità autobiografica, della necessità di modulare il passato, di sintonizzarsi sulle frequenza della propria esistenza, di uscire dal pregiudizio riscattando la propria ombra; fondamentalmente, di imparare ad apprendere, in modo controeducativo, come abitare il mondo.


Con lo sguardo all'orizzonte,


Cristina



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