• Cristina Ferina

Come quando la Nebbia si dirada


Ci sono fasi della vita durante i quali ci si sente come immersi in una nebbia dalla quale sembra non riuscire ad emergere mai. Sono momenti in cui a farne le spese sono, insieme alle emozioni, anche il nostro corpo.

Stanchezza, umore basso o altalenante, abbassamento delle difese immunitarie (quindi influenze, infiammazioni, infezioni...), dolori muscolari ed articolari, difficoltà a prendere decisioni, insicurezza su tutti i fronti.


Insomma, un crollo globale che mette alla prova, oltre al nostro fisico, la nostra emotività e la nostra sfera mentale.

Tre piccioni con una fava. Corpo, mente, emozioni. Tre catene legate a doppia mandata che ci tengono prigionieri... di noi stessi! Ci ritroviamo chiusi in un loop, come un disco che si è incantato lì e non ne vuole sapere di sbloccarsi.


Ti è mai successo di sentirti così? Nella nebbia della brughiera che, proprio perchè limita la nostra visione, non ci permette di vedere cosa nasconde?

La sensazione è che si celi qualcosa che non ha forma, e nemmeno sostanza, qualcosa di non definito, senza identità, per questo motivo mostruoso.


Forse nella brughiera si cela ciò che ancora non conosciamo, magari una parte di noi che reclama il suo posto.

E quindi, invece di spaventarci, dovremmo tendere un orecchio ed ascoltare l'essere informe che ci manda dei segnali per farsi notare da noi.


La convivenza con alcuni sintomi, siano essi fisici od emotivi, non è piacevole, ma è l'unico modo per arrivare a conoscere più da vicino quel mostro che ancora non conosciamo e che temiamo.

Quel mostro, che poi diventerà mostriciattolo, una volta conosciuto meglio, si aprirà a noi, anzi, in noi, perchè è una nostra parte, solo che, prima di avere quel sintomo, di esserci trovati in quella situazione, di aver attraversato una fase di ansia, non sapevamo nemmeno di avere. Per farselo amico, si possono adottare alcune semplici regole.


Primo: non avere paura. Facile a dirsi, ma non a viversi. Lo so. Però è veramente la base per costruire con lui la relazione che permetterà alla nebbia di diradarsi. Come fare per nona vere paura? Muoviti! (qui c'è il post)


Secondo: una volta stabilita la relazione, e quindi messa da parte la paura, provare ad entrare nel cuore del mostro, attraverso i sintomi o il disagio, OSSERVANDO (primo movimento del Bodytelling)


Terzo: raccogliere più suggestioni possibili da questa osservazione e fare un elenco.


Quarto: mettere in ordine, secondo l'intensità, le suggestioni arrivate dall'osservazione, e narrarle, in forma scritta oppure orale.


La narrazione è di per sè strumento di autoregolazione, che aiuterà ad un uscire dall'impasse, portando alla luce, se non tutte, almeno alcune nuove consapevolezze.


Proprio come quando la nebbia si dirada e, dall'orizzonte, emerge quello che c'è.


A presto,


Cristina




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© 2020 Cristina Ferina  - Bodytelling e Bodywork, ricevo a Torino e Castellamonte (TO)