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Esplorazioni quotidiane per l'Anno che verrà

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C'è chi è solito terminare l'anno vecchio e iniziare quello nuovo con i cosiddetti buoni propositi, dall'andare in palestra tutte le settimane, al cambiare regime alimentare, fino a lavorare (e vivere) con più lentezza, e via dicendo... Non so voi, ma io ho sempre disatteso le mie buone intenzioni; ecco perchè, da anni ormai, le lascio perdere.

Perchè mai, mi sono chiesta, più volte, anche con una certa frustrazione, le cose che avrei voluto realizzare nel nuovo anno, sono poi sfumate?

Perchè esiste una variabile, che non possiamo calcolare a priori e nemmeno controllare, che è quella, semplicemente, umana.

 

Nel porre degli obiettivi, è come se applicassimo delle regole, dei paletti, che il nostro corpo (per corpo, intendo la coscienza profonda che ci muove e che risponde a leggi date dalla nostra storia personale), non sempre è in grado di rispettare, e ce lo dice proprio. Come? Esempio: un'ora prima del mio impegno in palestra, e praticamente sempre, mi scoppia un'emicrania insopportabile che mi obbliga a saltare il mio appuntamento, fino a che decido che in palestra, per quest'anno, non ci vado più.

 

Cosa succede, in realtà? Ogni persona è a sè, ognuno di noi ha le proprie motivazioni inconsce, e tutti quanti siamo bravi a raccontarci le favolette per non affrontare le situazioni, scomode, che, guarda il caso, ci offrirebbero l'opportunità di variare qualche dinamica conosciuta e consolidata, per buttarci "nell'ignoto"; un ignoto che, può anche trasformarsi in qualcosa di conosciuto, qualcosa che, con l'andare del tempo, può offrire stimoli e visioni nuove e costruttive. E questo cosa comporta? Di stare nel cambiamento, che tanto temiamo, ma che avviene comunque, in primis biologicamente. La necessità di mantenere lo status quo nasce sempre dalla mente, che preferisce tenerci a bada, sotto il livello di soglia, e che invia degli input, attraverso il sistema nervoso centrale, ai distretti corporei bersaglio (in genere, testa, pancia, articolazioni...).

 

Ogni cambiamento, anche il più piccolo, richiede un investimento di forze, e sarebbe tutto più semplice se noi, invece di contrastarlo, con questo cambiamento, fluissimo.

Si attiverebbe una sorta di autoregolazione e il dispendio energetico sarebbe minore, e proprio quello giusto per noi.

 

Come possiamo fare, allora, per stare con quello che cambia, in modo indolore? Se pensiamo di ricevere le indicazioni adatte rivolgendoci solo alla mente, ci incamminiamo lungo la  strada più inerpicata. E' necessario fare un lavoro integrato, interrogando la mente sì, ma solo per chiarire i nostri desideri e le nostre intenzioni, e poi far rispondere il corpo, che sa cosa è bene per noi. 

 

La modalità che uso io è davvero semplice, alla portata di tutti, e veloce.

Prendo un foglio di carta e faccio un semplice elenco delle cose che vorrei fare, magari anche solo una, e quindi mi rivolgo alla mente. 

 

Dopodichè, per avere la risposta giusta, interpello il corpo.

Entro in relazione con la richiesta, sto con quello che il mio corpo mi trasmette in merito a quel desiderio, lasciando emergere le mie sensazioni sentite (felt sense, ne ho parlato già in diversi post, come questo). 

Cosa può succedere? Magari emerge un fastidio allo stomaco, oppure si attiva un accenno di mal di testa, o ancora sento formicolare una mano, o qualunque altra sensazione. Non c'è un protocollo di quello che potrebbe o non potrebbe accadere.

 

A questo punto, ascolto con attenzione il messaggio che quella sensazione ha da trasmettermi e, senza far intervenire l'aspetto razionale e cognitivo, ne colgo l'essenza, che può essere positiva o negativa. Se continuo ad avere una sensazione di fastidio e sgradevolezza, posso già intuire che per il momento è meglio lasciar perdere quell'esperienza. Al contrario, se la mia sensazione è di benessere, che può manifestarsi con un senso di tepore, oppure apertura, o ancora leggerezza, magari questo può essere un momento buono per iniziare quell'attività, o mettere in cantiere quel progetto. 

 

In sostanza, uso il Focusing, un metodo di indagine somatica che impiega il corpo, sì, ma anche la mente, un approccio che è anche un'abilità di cui tutti disponiamo, ma che va rispolverata e riscoperta.

C'è un libro introduttivo, che puoi trovare qui, se vuoi saperne di più, scritto dal fondatore del metodo, Eugene Gendlin, mancato nel 2017 a più di novant'anni.

 

L'anno che verrà è fatto delle scelte di ogni giorno: se ci affidiamo al corpo, possiamo anche fare quelle giuste!

 

A presto,

 

Cristina

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© 2020 Cristina Ferina  - Bodytelling e Bodywork, ricevo a Torino e Castellamonte (TO)