L'importanza di rallentare

Andare di corsa. Lavoriamo di corsa, facciamo la spesa di corsa, abbiamo relazioni di corsa. Le nostre esperienze diventano frugali e fugaci, un po' come certi pasti consumati in piedi, appoggiati al lavandino, se siamo a casa, oppure al bancone di un bar, se ci troviamo fuori. Sono cose accadute più o meno a tutti e, se solo per poche volte, in occasioni sporadiche, possono anche essere state piacevoli. Se, però, queste eccezionalità diventano regolarità le cose cambiano. In peggio. Il nostro cervello, accortosi che questa modalità funziona (perchè è lui, in fondo,  che ce l'ha consigliata), la registra come un'istruzione da seguire anche in contesti che con la fuggevolezza non dovrebbero a

Ma chi è il responsabile?

Me lo chiedo anche io, quando le cose non vanno come vorrei, quando non fluiscono. Chi è il responsabile di un ritardo, di un intoppo pratico, oppure di un'incomprensione, che ostacola un processo lavorativo, allontanando sempre di più il risultato. Che nervi, vero? E più ci innervosiamo, più ci blocchiamo. Gli intoppi a cui mi riferiscono sono sottili, meno visibili, quindi difficilmente maneggiabili. Beh, mi sento di dire con cognizione di causa, che questi ostacoli siamo proprio noi. Ma come? Intendiamoci, più che essere noi, siamo noi che li creiamo, in modo eccelso, grazie alla nostra innata arte della complicazione, propria di tutti. La complicazione, per come la intendo in questo post

Il senso perduto, ritrovato e trasformato grazie a Chagall

Ci sono movimenti, nelle nostre vite, che, per un motivo o per l'altro, ad un certo punto, si interrompono. L'interruzione crea una grossa frattura, (e la frattura of course, crea l'interruzione), tra noi, quello che c'è stato prima, e quello che deve ancora arrivare. Questo fine settimana ho tenuto un seminario di integrazione somatica. Sono state svolte diverse attività (creazione di un campo cosciente, propriocezione, interocezione, lavoro sul felt sense, narrazione...) tutti orientate a facilitare la percezione delle proprie "rotture", soprattutto quelle più impercettibili. Come ultimo esercizio, ieri, ho proposto un'esperienza un po' diversa dal solito. Partendo da un quadro di Chagall,

Quando il cerchio non si chiude: l'effetto Zeigarnik

La definizione prende il nome dalla psicologa lituana Bljuma Zeigarnik che, all'inizio del secolo scorso, in un ristorante di Vienna, aveva notato che i camerieri si ricordavano più facilmente delle ordinazioni lasciate a metà. Questa osservazione l'aveva spinta ad approfondire una ricerca su come le azioni non concluse si ricordino meglio di quelle portare a termine. Accade un po' a tutti di iniziare qualcosa e, per mille motivi, tra cui la procastinazione, o la semplice pigrizia, non portarla a termine, e continuare ad avere sempre il campanellino pronto a ricordare che c'è quella cosa da finire. Questa situazione genera uno stato di tensione mentale che, in un primo momento può anche esse

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© 2020 Cristina Ferina  - Bodytelling e Bodywork, ricevo a Torino e Castellamonte (TO)